Libera Fiat in libero mercato
"Da quando noi siamo alla Fiat non ha ricevuto un euro dallo stato". Lo ha detto il presidente della Fiat Luca di Montezemolo a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico della Luiss. Ci sono varie ragioni per cui superare questa politica di incentivi sarebbe un’ottima decisione. Infatti è una misura che ha effetti positivi per il mercato dell’auto soltanto temporaneamente e soprattutto in relazione a vecchi veicoli.

"Da quando noi siamo alla Fiat non ha ricevuto un euro dallo stato". Lo ha detto il presidente della Fiat Luca di Montezemolo a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico della Luiss. "Non voglio rientrare in polemiche perché in questo paese io preferisco il confronto e il dialogo quando i problemi sono grossi e quando vedo tante aziende internazionali che lasciano il nostro paese o che non vengono ad investire in Italia. Questo è un tema che riguarda l'occupazione, il futuro dei nostri figli e del nostro paese". "Ieri ho visto delle cifre che dicono che gli incentivi che sono dati alle aziende ma ai consumatori, sono andati il 70 per cento alle aziende straniere e solo il 30 per cento alla Fiat. Credo che dobbiamo uscire da un'approccio demagogico e guardare alla realtà così com'è".
Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha molte perplessità sul rinnovo degli eco incentivi per le auto e Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, si dichiara “agnostico” sul tema e accetterà ogni soluzione senza drammi. Marchionne si è limitato a sollecitare decisioni in tempi brevi, per evitare che gli acquirenti potenziali rinviino gli acquisti in attesa di conoscere quali saranno le nuove condizioni. Il premier Silvio Berlusconi ha subito replicato che quello degli incentivi è un capitolo ancora aperto ma che il Lingotto pare non sia interessato ad averli. Secondo alcuni osservatori, quello del primo ministro è un modo diplomatico per esprimere la preferenza per la fine di questa politica.
Ci sono varie ragioni per cui superare questa politica di incentivi sarebbe un’ottima decisione. Infatti è una misura che ha effetti positivi per il mercato dell’auto soltanto temporaneamente e soprattutto in relazione a vecchi veicoli. Esaurito questo fenomeno transitorio, gli eco incentivi appaiono sforniti di una vera ragione ambientale e si configurano come una mera sovvenzione che droga il mercato, anticipando acquisti di rinnovo del parco macchine, con uno spostamento nel tempo della domanda senza aumentarla.
Alle maggiori vendite presenti conseguono future riduzioni: lo spreco pubblico è evidente. Inoltre gli incentivi favoriscono anche inintenzionalmente un legame improprio fra governo e imprese che danneggia l’autonomia e la coerenza decisionali di entrambe. Infatti il governo che aiuta implicitamente una parte delle grandi imprese con agevolazioni che danno comunque luogo a vantaggi differenziali rispetto ad alcuni operatori, si espone alla tentazione di chiedere poi contropartite improprie, come ad esempio tenere aperta una fabbrica che, dal punto di vista economico, andrebbe chiusa. Per queste ragioni è giunta l’ora di chiudere il capitolo dei rapporti incestuosi fra grande industria privata, establishment finanziario e potere politico che ha contaminato l’Italia dalla nascita del capitalismo industriale fino ai tempi più recenti.